immagine Appunti per ricordare

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Due giorni fa il mio terzogenito Matteo, di 4 anni, ha rotto la lastra di cristallo del tavolino in salotto.
L’ha rotta con una testata.
Una scheggia appuntita e lunga come un pugnale gli è passata a due dita dalla gola e lui se l’è cavata con un piccolo bernoccolo, nessun taglio e tanta paura.

Io sono un uomo di Scienza e sono un uomo di Numeri: credo fermamente che nessuna mano soprannaturale abbia riparato la gola di Teo dal pugnale. Sarebbe bello, ma non ci credo.
Vorrei crederci, vorrei il mio angelo custode e soprattutto quelli dei miei cari, ma non ci riesco più.

La mattina dopo ho fatto un salto a Staglieno, il cimitero monumentale di Genova, a fare visita alla tomba di papà, a rivedere il suo faccione imbronciato e a capire finalmente quante preoccupazioni ha passato pure lui per me e quanto si sia sentito impotente, preoccupato e fragile.

E così me ne son tornato a casa con tutta la Tribù intera pensando: “lo so che non esisti, ma grazie comunque”

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