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Molteplicità

Alle prime luci del mattino, con il sole alle spalle, il mare è un invito impossibile da rifiutare.
Mi immergo nell’acqua limpida e con calma nuoto verso la boa arancione.
Un grosso pesce spicca un salto, poco distante da me, e rompe la quiete blu della superficie. Vedo l’acqua bianca mischiarsi alle sue squame brillanti e nulla più.
Che pesce sarà stato? Quale, tra gli infiniti, possibili, pesci del Mediterraneo mi ha rivolto il suo saluto? Fosse qua, ai bagni Lido, lo chiederei al Signor Flaubert che, con tutti i libri che ha letto per scrivere il suo “libro sul nulla”, senz’altro lo sa.
In sua assenza mi reco al bar e mi prende un caffè col Sig. Borges che c’è, in ogni tempo ed in ogni luogo. Percorriamo insieme gli stessi cunicoli, le stesse scale capovolte, costruite da divinità pazze e ormai morte.
Discutiamo del “self” di chi scrive, della catena indissolubile che più di tanto non concede, di Plaza Constitution e del calciomercato.
Gli faccio presente che, giunto alla quinta lezione di sei, non mi sento ancora sicuro nello scrivere il mio romanzo.
“Il caffè è bollente” è la sua risposta.
Lo guardo perplesso, anche se sono abituato a queste sue uscite. Gli chiedo un chiarimento.
“Lo sa il tuo pesce. Chiedilo a lui”.
Si alza, chiama Italo, Lucrezio e Ovidio. Dopo un breve conciliabolo mi convocano. Al lido vicino c’è il torneo di beach-soccer: Flaubert ci sfida con la sua squadra. Andiamo.

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