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Lezioni Americane (Calvinaggio)

Era il 1985 e lo scrittore Italo Calvino si interrogava sulla Letteratura nel Nuovo Millennio.
Un lavoro illuminante per chiunque lo abbia incontrato. A maggior ragione se queste sue Lezioni vengono “seguite” proprio in quel “Nuovo Millennio” che Calvino immaginava.
Questo è ciò che la lettura delle “Lezioni” mi ha lasciato. Spero vi piaccia.

1) Leggerezza
Tra pagina sessantotto e pagina sessantanove ritrovo lo scontrino: con il trentatré percento di sconto ho comprato per solo sei euro e settantacinque le Lezioni Americane.
L’ho comprato, caro Calvino, perché sto imparando a scrivere e mi sembra la cosa più naturale del mondo venire da te a chiedere un aiuto.
Leggerezza, questo mi stai insegnando in queste prime ore di lezione: togliere peso al racconto.
“Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume.” diceva Paul Valery e per me e’ più che sufficiente per fare immensi passi avanti. Anche adesso, dopo tanti anni, mi ritrovo a dirti grazie.
Bevo il mio cappuccino e rifletto sul fatto che mi hai già regalato la compagnia di un Cavaliere inesistente e mi hai accompagnato fino al Castello dei destini incrociati. Ci siamo arrampicati assieme al Barone sugli alberi per scappare dalla metà malvagia del Visconte ed in tutti questi viaggi ho imparato un pezzo di vita, come da un fratello maggiore. Palomar e Marcovaldo li ho incontrati troppo presto, ci devo tornare su: li ho letti solo con gli occhi, che sono una piuma e non un uccello.
Mi alzo per andare al lavoro ed incontro un piccione morente accovacciato a ridosso di un muro. Aspetta un gatto affamato per smettere di soffrire.
Nei miei occhi la compassione, nei suoi un ultimo pensiero per Paul Valery.

2) Rapidità
Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno di un granchio. Egli rispose: “Mi occorrono cinque anni e una villa con dodici servitori”. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. “Ho bisogno di altri cinque anni” disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.
Con questa storia Italo Calvino conclude la seconda delle sue Lezioni Americane, alla quale io mi sono imbucato con pochi euro, dedicata alla “Rapidità”.
E’ una lezione che va a cavallo, veloce, potente, precisa nel ritmo. I cavalli di De-Quincey sono un bolide inarrestabile, quello del Boccaccio di trotto irregolare ed insopportabile, per Galileo infine: “…il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval barbero solo correrà più di cento frisoni”.
Essere padroni del Tempo: il tempo di Mercurio, meticoloso, e quello di Vulcano, immediato.
Una volta ancora sottolineo le parole, rifletto sui concetti e mi meraviglio di quanto semplice possa essere un cammino, quando si ha un Maestro.
Consapevolezza: la Rapidità ed il Ritmo nulla c’entrano con il vorticoso e frenetico flusso che ci trascina attraverso le nostre giornate.
E’ per questo che, controvoglia, mi tuffo nel torrente in piena di questo Venerdì lavorativo.

3) Esattezza
Inizia a piovere con chirurgica esattezza tra le maglie della tettoia sotto la quale, nelle mie intenzioni, volevo ripararmi dal sole.
E’ una pioggia stitica, probabilmente di passaggio, che non riesce a definirsi e perciò non scoraggia i bagnanti del Lido.
Una goccia, un po’ più grossa delle altre, bagna il nome di Maat, egizia dea della precisione.
Se c’è un concetto che mi naviga distante è proprio questo, caro Italo: “precisione”. Se c’è un cammino che mi fa perdere e mi fa sentire la salita è quello attraverso l’esattezza del particolare.
Forse è colpa di Dio che, secondo Flaubert, è nei dettagli.
E così rileggo quello che ho appena scritto e lo correggo. Mancano dettagli e li aggiungo. Riguardo il significato della parola “icastico”, che mi hai insegnato tu. Mi sento un bambino di cinque anni.
Riscritto il riscrivibile, limato il limabile, il risultato non mi convince. Mollo tutto.
La pioggia smette di punzecchiare, si ferma e si asciuga, trova la sua strada evaporando nell’aria tiepida di questo pomeriggio o perdendosi tra i granelli di sabbia. Il mio cammino invece è ancora lungo perché seguo la fiamma, e non il cristallo, per scrivere le mie storie.

4) Visibilità
Sanremo. Anni venti: una donna colleziona il Corriere dei piccoli. Ha tutti i numeri di quei fumetti. Il suo bimbo, che ha appena quattro anni, li sfoglia continuamente.
Assiduamente.
Non sa leggere una parola, immagina le storie in base ai disegni. Salta da una striscia all’altra, le fonde, mischia le trame e i personaggi. Si diverte da pazzi.
Da grande diventerà Italo Calvino e quel gioco, quelle immagini, saranno il suo punto di forza, il suo modo di raccontare.
La fantasia e’ un posto dove ci piove dentro, in effetti, ed i bambini per fortuna non aprono mai l’ombrello. Quello è un deleterio riflesso che ci viene da adulti.
Quello che mi porto dentro di questa tua Lezione Americana, caro Italo, e’ che un genitore fa bene a lasciare i figli sotto la pioggia, ogni tanto, e magari a restarci pure lui, a bagnarsi.
A ridere di un quadro che ritrae solo un piede.
A perdersi in una paradossale galleria d’arte, che espone noi stessi nell’atto di ammirarci.
Inanellare tante piccole lettere, che non sappiamo leggere, per disegnare coloratissime nuove storie.

5) Molteplicità
Alle prime luci del mattino, con il sole alle spalle, il mare è un invito impossibile da rifiutare.
Mi immergo nell’acqua limpida e con calma nuoto verso la boa arancione.
Un grosso pesce spicca un salto, poco distante da me, e rompe la quiete blu della superficie. Vedo l’acqua bianca mischiarsi alle sue squame brillanti e nulla più.
Che pesce sarà stato? Quale, tra gli infiniti, possibili, pesci del Mediterraneo mi ha rivolto il suo saluto? Fosse qua, ai bagni Lido, lo chiederei al Signor Flaubert che, con tutti i libri che ha letto per scrivere il suo “libro sul nulla”, senz’altro lo sa.
In sua assenza mi reco al bar e mi prende un caffè col Sig. Borges che c’è, in ogni tempo ed in ogni luogo. Percorriamo insieme gli stessi cunicoli, le stesse scale capovolte, costruite da divinità pazze e ormai morte.
Discutiamo del “self” di chi scrive, della catena indissolubile che più di tanto non concede, di Plaza Constitution e del calciomercato.
Gli faccio presente che, giunto alla quinta lezione di sei, non mi sento ancora sicuro nello scrivere il mio romanzo.
“Il caffè è bollente” è la sua risposta.
Lo guardo perplesso, anche se sono abituato a queste sue uscite. Gli chiedo un chiarimento.
“Lo sa il tuo pesce. Chiedilo a lui”.
Si alza, chiama Italo, Lucrezio e Ovidio. Dopo un breve conciliabolo mi convocano. Al lido vicino c’è il torneo di beach-soccer: Flaubert ci sfida con la sua squadra. Andiamo.

6) Cominciare e Finire
Tromba.
Voce (Uh! Uh!)
Charleston.
Sassofono.
Rullante.
Così inizia “Women and Money” dei Funk Off, che ho incontrato per le strade di Perugia. Impossibile non ballare. Non tenere il tempo col piedino.
E’ il luogo letterario per eccellenza, l’inizio. E’ vero. Come l’attacco di un brano musicale, ti cattura o ti lascia indifferente, ti fa ballare oppure ti fa cambiare strada.
Rido con Musil per come descrive “una bella giornata d’agosto dell’anno 1913″.
Robert Musil, quello trombato all’accademia dei poeti tedeschi perché ritenuto “Troppo intelligente per essere un poeta”, nevrotico, troppo militaresco nei modi.
Robert, era un grandissimo figlio di puttana, un fottuto genio.
Iniziare un pezzo con un colpo di rullante di può, lo facevano i Police con “Every Breath You Take”, lo ha fatto Borges con “L’Aleph”.
Incandescente mattina.
Imperiosa agonia.
Un solo istante.
Incessante e vasto.
Primo di una serie infinita.
Come è possibile, mi chiedo, inventare ancora qualcosa di nuovo? Qualcosa che valga la pena di essere letto? Dante, Boccaccio, Mallarmé, Bufalino… hanno già scritto tutto.
Come superare il finale della “Montagna Incantata”?
Quale parola è più adatta di “Stelle” per chiudere un poema?
Voce (Uh! Uh!).
Sax.
Piatti.
Grancassa.
Voce (Uh! Uh!).
L’Universo precipita senza scampo in un vortice di Entropia, ma in tutto questo irreversibile destino, c’è spazio per qualche isola d’ordine, forma definita, disegno, accordo musicale. Forse è lì che stanno ad aspettare le storie che possiamo ancora raccontare o, per dirla con Mallarmé: “tout, au monde, existe pour aboutir à un livre”.
Mallarmé, quello che apre le sue Poesie con la parola “Rien”.
Direi che questo è Tutto.
Tromba, Sax, Rullante
Piatti in crescendo
Tromba
Sax Solo
Silenzio.

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