immagine Dimenticanze (incipit)

Dimenticanze

A tutti e’ capitato di notare che la maggior parte degli aggeggi elettronici che ci riempiono la vita, passato qualche minuti dall’accensione, se non vengono utilizzati, si mettono in “stand-by”.
Volendo definirlo, questo “stand-by” è come una specie di soffice coma elettrico finalizzato al risparmio energetico.
Lo fa il computer, lo fa il tablet, il telefono, il lettore cd, persino la console dei videogiochi. Lo fanno pure i motori delle automobili, adesso.
E’ il modo con cui la tecnologia si riposa, lasciando un piccolo led colorato a segnalarci che e’ viva. Come dire: “Stai sereno. Sono sempre qui”.
A noi esseri umani questo stand by capita, la maggior parte delle volte, durante la notte: più o meno repentinamente ci affievoliamo e ci riposiamo, lasciando un leggero muoversi del torace a segnalare che siamo vivi.
Ora, se proprio devo dirla tutta, se proprio devo essere sincero, la notte non mi piace affatto.
Non mi piacciono le sorprese.
Non mi piace non avere il controllo.
Non mi piace appunto l’andare, in qualche misterioso modo, in stand-by.
Il buio ad esempio.
Il fatto di avere gli occhi aperti e non percepire le forme, di spremere fino all’ultima goccia di vista per cercare di raccogliere i colori, mi agita e mi fa mancare il respiro. I miei occhi spalancati su di un abisso nero ed infinito: confesso che a volte ne piango. Terrorizzato.
A volte, nell’oscurità, la vista ci tradisce e disegna creature con artigli affilati e canini aguzzi, che ci fissano dagli angoli più nascosti e che schizzano felini tra un mobile e l’altro, aspettandoci al primo sonno per poterci azzannare.
Il silenzio, se possibile, mi spaventa ancor di più.
E’ il silenzio, e nella mia stanza regna quello assoluto, che fa apparire minaccioso ogni più piccolo rumore, che amplifica il battito del tuo cuore fino a farlo rimbombare nelle orecchie, in gola…
Un innocente alluce che si stira sfregando nelle lenzuola e’ un fantasma che vuole sbucare da sotto il cuscino.
Se il buio mi terrorizza ed il silenzio mi spaventa, il sonno mi toglie il senno e mi getta nella paura più profonda.
Il sonno fa perdere il filo dei ragionamenti, toglie ogni controllo su di se e cancella l’attenzione ai potenziali pericoli.
Il sonno ci rende vulnerabili. Il sonno ci sospende.
Sono questi i motivi per cui la notte non mi piace neanche un po’.
C’e’ solo una cosa bella nella notte: così bella che quasi bilancia tutto quel buio silenzioso, che mi cattura intorpidito dal sonno.
Mi piace il momento in cui, dal nulla, si materializza un sogno.
E’ un istante indefinito, una scintilla di tempo, che partorisce un lento ronzio lontano o una luce porpora ed il lugubre scenario cambia: sento una profonda gioia dentro e l’anima mi sorride.
Io sogno spesso di essere all’asilo e di giocare con i miei compagni all’ombra di un altissimo platano. Noi maschi abbiamo tutti il grembiulino a quadrettini bianchi e celesti ed un bordo bianco, in tela Aida, su cui le nostre nonne hanno ricamato il nostro nome ed una figurina simpatica. A me nonna ha ricamato un castoro. Le femmine hanno i codini ed un grembiulino a quadratini rosa e bianco. Ridiamo tutti felici rincorrendo una palla colorata…
A me piace Aurora perché mi sorride anche con gli occhi..
Mi fa star bene quel sogno e mi spiace quando si spegne.
Quando questo immancabilmente accade, io lentamente apro gli occhi e vedo il nero della notte sfilacciarsi per lasciar spazio alla superficie bianca del cuscino.
Nella penombra riconosco le mie cose, disordinate, e sento le spalle, le braccia ed il petto riprendere vita.
Mano a mano che prendo possesso del resto del mio corpo, sento l’impellente bisogno di correre in bagno.
Se c’è buio io corro. Lo so che non c’è niente da temere, ma io corro.
Corro quasi sempre, a dire il vero.
La stanza, il corridoio, il salone: e’ tutto un lungo tunnel iperspaziale in cui sfreccio verso l’agognata galassia pipì.
Alzo la tavoletta, abbasso il pantalone del pigiama ed infine la mutanda e mi godo quella liberazione.
Pisciare in libertà e’ vita.
Abbasso il coperchio. Tiro l’acqua. Lavo le mani. Mi asciugo. Vado in salotto.
Mi butto un po’ sul divano e accendo la tv con poca convinzione.
Saltapicchio svogliato tra un canale e l’altro cercando qualcosa di interessante, ma il mio pensiero fisso e’ solo uno ed e’ a pochi metri da me: il lettone di mamma e papà.
Mi alzo, corro sorridendo e spicco un balzo.
Avere quattro anni ha i suoi vantaggi.

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