La Girandola e il Vento (il sonno di Maniglia)

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Il silenzio vero non esiste.
Anche quando riesci a non emettere un suono, e’ il tuo respiro che irrompe, regolare, a rovinare tutto.
Se anche trattieni il fiato, c’è il sordo battere del cuore ad emergere, battente, nei timpani.
Ed il fruscio delle lenzuola.
E il tic-tac-tic-tac della sveglia della signora dell’appartamento attiguo: maledetta vecchia-prima o poi devi morire-e se no ti ammazzo io.
Il sonno di Maniglia era quanto di più simile ad una vecchia puntata di “Giochi senza frontiere”. In un delirio di silenzioso futurismo, la guardia si rotolava nel suo giaciglio senza pace.
Eppure era stanco morto: la giornata, iniziata alle 6.33 con la chiamata dalla Centrale, era terminata solo un’ora fa con il “salva con nome” sul rapporto dell’incidente. Ore 00.45.
Doveva avere sonno. E invece no. Le palpebre avrebbero dovuto essere pesanti, aiutate dall’Amaro del Capo che aveva seguito il caffè e accompagnato i vari paragrafi del rapporto, eppure no: carogne. Tese come alle 10 del mattino. Determinate a rimanere aperte per chissà quanto ancora tempo.
Il rapporto. Qualcosa non tornava, forse il subconscio lo avvisava. Aveva trascurato un dettaglio? Un passaggio? Forse il famoso cantautore non era morto per un incidente…
“Ma vaffanculo a tutta la storia della musica!” grugni’ Maniglia alzandosi dal letto e camminando a larghe falcate verso il bagno. “Maledetto me, la fitoterapia e  l’omeopatia!” sibilò irrompendo in bagno e spalancando l’armadietto dei medicinali: “Uno ci dev’essere rimasto”
L’armadietto in questione schierava il più tradizionale dei 4-4-2.
Maniglia, naturalmente più propenso al 4-3-3, scateno’ una gragnuola di flaconcini in direzione del cestino dell’immondizia:
Ignatia Amara,
Phosphorus, Lachesis, Nux Vomica, Calcarea Carbonica, Fiori di Bach, Biancospino, Aurum Metallicum (palo-goal), Valeriana, Sali di Schussler e Sepia Officinalis.

Laggiù in fondo
dietro i cerotti
affianco ai cotton fioc
in clamoroso fuorigioco spazio-temporale
lui: un flacone, scaduto da poco, di Benzobrandan 0,4%.

In attesa che le 20 gocce, 30, 35… facciamo 40, facessero effetto il buon Maniglia rifletteva su cosa poteva averlo turbato così tanto da togliergli il meritato, sonno. Si accese l’ultima sigaretta e apri’ la finestra. Dalle persiane semiaperte poteva sentire l’odore dell’estate che si spegneva e contemplare tutta la via bagnata dall’acquazzone appena finito ed una lunga fila di motorini collassati come tessere di un domino. Poco più in la’ due cani randagi, intenti a pisciare su di un disgraziato che manco si reggeva in piedi. Non un tossico e nemmeno uno della zona.
Lo sguardo di Maniglia si poso’ su di una pozzanghera che sembrava più profonda… fece una lunga disamina della fila dei motorini caduti…poi…

Un lampo.
Un lungo tuono.
Nei suoi occhi si accese la scintilla: il Benzobrandan 0,4% aveva fatto centro.

Buona notte mondo.

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